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Compliance

DPO

La figura (interna o esterna) che supervisiona la protezione dei dati in un’organizzazione. Vigila, consiglia e fa da ponte col Garante; non sostituisce il titolare.

Anche: RPD, Data Protection Officer, Responsabile della Protezione dei Dati, Responsabile della protezione dei dati, DPO esterno

Definizione

Il DPO (Data Protection Officer), in italiano spesso RPD (Responsabile della protezione dei dati), è la figura designata per vigilare sull’applicazione delle norme sulla protezione dei dati personali all’interno di un’organizzazione. Consiglia il titolare e i responsabili del trattamento, monitora policy e processi, collabora nelle valutazioni di impatto quando servono e funge da punto di contatto con gli interessati e con l’autorità di controllo (in Italia, tipicamente il Garante). Può essere interno o esterno; non è, di per sé, il titolare del trattamento né chi decide da solo la strategia commerciale. La nomina non è automatica per ogni PMI: dipende da requisiti previsti dal GDPR (ad esempio trattamenti su larga scala di dati particolari, monitoraggio sistematico su larga scala, o determinate attività pubbliche). Questa voce spiega il ruolo in chiave enciclopedica; non valuta se una singola impresa debba nominarlo.

Esempi

In uno studio di consulenza privacy, il DPO esterno revisiona informative, registro trattamenti e flussi del CRM di un cliente PMI, segnalando dove mancano basi giuridiche o retention chiare, senza gestire lui le vendite quotidiane.

In una cooperativa sociale che tratta dati di assistiti e famiglie, il DPO (se nominato) verifica che workflow di comunicazione e accessi al gestionale rispettino minimizzazione e autorizzazioni: chi può vedere cosa, e per quanto tempo restano i dati.

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